Come proteggere proprio figlio dal pericolo

Quando una mamma si chiede come proteggere il proprio bambino senza trasmettergli paura del mondo, sta toccando un aspetto molto profondo dello sviluppo: il modo in cui il cervello costruisce il senso di sicurezza.

Nei primi anni di vita il sistema nervoso non è ancora maturo.

Le aree che rilevano il pericolo, come l’amigdala, si attivano molto rapidamente, mentre quelle che aiutano a regolare le emozioni maturano più lentamente. Questo significa che il bambino può provare paura intensa senza avere ancora gli strumenti per comprenderla e gestirla.

È proprio qui che la relazione con l’adulto diventa fondamentale. Gli studi sull’attaccamento, a partire da John Bowlby, mostrano che il bambino sviluppa sicurezza quando può contare su una presenza stabile, prevedibile e capace di accoglierlo. Questa esperienza costruisce una base interna da cui poi può esplorare il mondo.

Dal punto di vista neurofisiologico, il sistema nervoso del bambino si regola attraverso quello dell’adulto.

La teoria polivagale di Stephen Porges evidenzia come il bambino percepisca sicurezza o pericolo non solo da ciò che accade, ma dallo stato dell’adulto che ha accanto. Un adulto calmo e presente comunica al sistema nervoso del bambino che la situazione è gestibile.

Per questo motivo, quando si parla di pericoli, non è necessario trasmettere un’immagine allarmante del mondo. Il cervello del bambino non ha bisogno di accumulare informazioni minacciose per imparare a proteggersi. Ha bisogno, piuttosto, di fare esperienze in cui il limite viene riconosciuto e accompagnato.

Dire “questa cosa è pericolosa, ti aiuto io” offre al bambino due elementi fondamentali: il riconoscimento del rischio e la presenza di un adulto che lo sostiene. In questo modo il pericolo non diventa qualcosa di travolgente, ma qualcosa che può essere compreso.

Quando invece il messaggio implicito diventa “il mondo è pericoloso”, il sistema nervoso può entrare in uno stato di allerta più costante. Questo rende più difficile distinguere tra situazioni realmente rischiose e situazioni semplicemente nuove.

Cari genitori, se c’è qualcosa che vi fa molta paura, magari legato ad una vostra esperienza traumatica, piuttosto accettate la cosa e fate gestire quella determinata situazione all’altro genitore.

La sicurezza non nasce quindi dall’assenza di pericoli, ma dalla qualità delle esperienze che il bambino vive insieme agli adulti. È attraverso queste esperienze che impara, nel tempo, a riconoscere i segnali, a fidarsi e a regolarsi.

È proprio su questo tipo di sguardo che si basa il lavoro dei professionisti che operano all’interno degli spazi Dimanda Cow: non protocolli standard, ma una lettura attenta del bambino e della relazione, per accompagnarlo a costruire una sicurezza autentica e duratura.

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