Autore: Lorenza

  • ARMONIE FAMILIARI

    ARMONIE FAMILIARI

    Le fragilità relazionali spesso non fanno rumore, ma hanno un impatto profondo sulla qualità della vita delle nostre famiglie e dell’intera comunità.

    Per questo motivo, DimandaCOW è orgogliosa di essere parte attiva di Armonie Familiari, un’iniziativa che offre interventi concreti per affrontare le sfide quotidiane e sostenere i legami familiari attraverso linguaggi universali come la musica e il counseling.

    Il progetto nasce dalla sinergia tra diverse realtà del territorio mantovano, tra cui Oficina OCM, R84 Multifactory, Piccoli Passi di Counseling, CSES APS, S(U)ONO centri MUSICOTERAPICI, Cooperativa Mater e, appunto, la nostra DimandaCOW. L’iniziativa è sostenuta da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula, in collaborazione con Fondazione CESVI.

    Dialogo tra scuola, famiglia e territorio

    L’obiettivo di “Armonie Familiari” è creare un ponte tra le istituzioni educative e il nucleo familiare, mettendo a disposizione una serie di attività gratuite pensate per bambini, giovani, genitori e insegnanti.

    Il programma si articola su diversi fronti:

    • Per bambini e giovani (dai 2 ai 26 anni): percorsi individuali di musicoterapia, arteterapia, psicomotricità funzionale e supporto relazionale.
    • Per i genitori: percorsi di supporto individuali e di coppia, oltre a incontri di gruppo per acquisire soft skills utili a migliorare la gestione delle relazioni quotidiane.
    • Esperienze culturali: partecipazione a concerti dell’Orchestra da Camera di Mantova e laboratori musicali.

    Gli appuntamenti da non perdere presso R84 Multifactory

    Parte degli incontri dedicati ai genitori si terranno proprio presso la R84 Multifactory (Str. Privata Ville Icip n. 6, Mantova), dalle ore 19:00 alle 20:30. Segnate in agenda queste date:

    DataTema dell’incontroRelatore
    16 aprile 2026Giovani adulti: come parlare con loroBarbara Fascioli (Counselor)
    24 settembre 2026Intelligenza emotiva per la coppiaGiuseppina Lanfredi (Counselor)
    22 ottobre 2026Intrecci sostenibili: equilibrio tra doveri e desideriElena Rota (Counselor)
    19 novembre 2026Famiglia e genitori: un intreccio di relazioniGiuseppina Lanfredi (Counselor)

    Eventi speciali e Formazione

    Il progetto prevede anche momenti di approfondimento e performance artistiche:

    • 23 maggio 2026: Seminario “Il suono della relazione. Comunicare in armonia” presso la Sala degli Stemmi (Mantova), dedicato a insegnanti, operatori e genitori.
    • 28 maggio 2026: Laboratorio musicale durante le prove aperte di OCM al Teatro Sociale.
    • 10 ottobre 2026: Una suggestiva performance di musica e danza nel Bosco Post Industriale.

    Come partecipare

    Tutte le attività sono gratuite, ma è fondamentale la prenotazione. Per attivare un percorso individuale o iscriversi agli incontri di gruppo, è possibile contattare direttamente il numero 328 3556109.

    Per restare sempre aggiornati su tutte le novità del progetto, vi invitiamo a seguire il profilo Instagram di @r84multifactory.

    Cos’è il Programma Formula? È l’iniziativa di Intesa Sanpaolo accessibile dalla piattaforma di raccolta fondi For Funding, dedicata a sostenere progetti solidali che promuovono la crescita delle comunità territoriali in tutta Italia.

  • Come far giocare da solo un bambino di 12-18 mesi

    Come far giocare da solo un bambino di 12-18 mesi

    Tra i 12 e i 18 mesi succede un passaggio importante nella crescita di un bambino: non si limita più a esplorare, ma inizia a comprendere che cosa fa.

    Ripete, prova, osserva il risultato e piano piano costruisce le sue prime piccole strategie.
    È proprio per questo che la stanza in cui passa le sue giornate non deve essere piena di giochi, ma pensata. Non serve tanto. Serve ciò che funziona.
    La cosa più importante non è il gioco, ma lo spazio.

    Serve un tappeto morbido, ampio, stabile, dove il bambino possa muoversi liberamente. A questa età il movimento è ancora il canale principale di apprendimento: salire, scendere, spostare, portare, lasciare. Una stanza troppo piena limita, mentre uno spazio eccessivamente vuoto rischia di non incuriosire disincentivando l’esplorazione.

    Special tip: quando siete ospiti in case o uffici altrui, provate a ricreare uno spazio gioco dedicato, leggermente separato dalla postazione in cui vi trovate. Che siate impegnati a scrivere un’email o a conversare con un’amica, l’obiettivo è dare autonomia al bambino.

    Selezionate alcuni oggetti sicuri e interessanti presenti nella stanza e posizionateli a qualche metro di distanza: quello diventerà il “suo” angolo delle esplorazioni. Se il bambino tende a tornare continuamente da voi, create un vero e proprio “percorso di invito”: disponete tre o quattro oggetti in fila che lo conducano gradualmente verso lo spazio gioco, stimolando la sua curiosità un passo alla volta.


    A 12–18 mesi i giochi migliori sono quelli che richiedono un’azione attiva del bambino. Gli incastri semplici e i puzzle con pochi pezzi aiutano a sviluppare coordinazione e logica. Devono essere chiari, leggibili, con forme semplici; in questo modo sosteniamo il bambino nel senso di autoefficacia.
    Le costruzioni sono un MUST HAVE Fare e disfare torri è un lavoro cognitivo importantissimo: il bambino scopre la relazione tra azione e risultato e inizia a prevedere cosa succederà.
    I giochi da infilare o impilare richiedono attenzione, precisione, fallimenti e tentativi con buon esito sulla tolleranza alla frustrazione.
    Inizia a comparire anche il gioco simbolico. Non serve una cucina strutturata: bastano pochi oggetti, una tazza, un cucchiaio, un pezzo di frutta in legno. Il bambino osserva e imita, costruendo i primi significati legati alla quotidianità.


    Accanto ai giochi sono importanti degli oggetti veri. Un cucchiaio, un contenitore, un coperchio. Il cosiddetto cestino dei tesori continua ad avere un valore enorme, perché offre esperienze sensoriali e funzionali reali, molto più ricche di tanti giochi strutturati.
    Il materiale fa la differenza. Il legno restituisce peso, consistenza, realtà. Il metallo, la stoffa, la gomma naturale offrono sensazioni diverse e arricchiscono l’esperienza. La plastica non è da escludere, ma spesso è troppo leggera e meno interessante dal punto di vista sensoriale. Il criterio nella scelta degli oggetti è offrire varietà e autenticità.


    L’organizzazione dello spazio è centrale. Il bambino deve poter vedere e scegliere in autonomia. Se tutto è ammucchiato, non sceglie davvero: prende a caso o si disorganizza. Un suggerimento utile è avere un mobile basso diviso in ripiani e riporre i giochi a disposizione del bambino ordinatamente in modo che lui possa prenderli in autonomia.
    Le librerie frontali, dove i libri sono visibili in copertina, invitano spontaneamente alla lettura perché rendono accessibile ciò che altrimenti resterebbe nascosto. Le ceste basse funzionano bene per contenere oggetti simili, soprattutto per le costruzioni o per il cestino dei tesori, ma devono essere poche e ordinate. Le scatole trasparenti aiutano a vedere cosa c’è dentro senza dover svuotare tutto e sono molto utili per tenere da parte ciò che non è in uso.
    Uno strumento importante nell’organizzazione degli spazi per bambini è la rotazione dei giochi. Tenere a disposizione quattro o cinque proposte alla volta è più che sufficiente. Il resto può essere riposto e riproposto dopo una settimana o dieci giorni. Quando un gioco ritorna, viene percepito come nuovo. Il bambino lo guarda con occhi diversi e lo utilizza in modo più ricco. questo permette anche di tenere la stanza ordinata e di permettere al bambino di godere appieno di tutto ciò che è stato comprato e pensato per lui.
    In conclusione una buona cameretta per un bambino tra i 12 e i 18 mesi non è piena. È pensata. Offre spazio per muoversi, pochi giochi scelti con cura, materiali che restituiscono esperienza e un’organizzazione che permette di vedere, scegliere e tornare.
    Non è la quantità di giochi a stimolare. È la qualità delle occasioni. E soprattutto è la presenza dell’adulto che osserva, accompagna e dà significato a ciò che accade.

  • Un incontro di orientamento per la crescita dei vostri figli

    Un incontro di orientamento per la crescita dei vostri figli

    Ci sono momenti in cui un genitore sente che qualcosa sta diventando faticoso e non si sente all’altezza.

    Del resto tutti dicono che fare il genitore è il lavoro più difficile del mondo! lo spontaneismo pedagogico spesso peggiora il problema.
    Magari un comportamento che si ripete e non si riesce a comprendere fino in fondo, una fatica nella gestione quotidiana. A volte è solo una lieve preoccupazione che, se non condivisa, rischia di restare e crescere col tempo.
    In questi casi fermarsi a parlarne con qualcuno può fare davvero la differenza.
    Per tutto il 2026, grazie al progetto Armonie Familiari, presso DimandaCOW è possibile richiedere un primo colloquio gratuito con una psicologa psicoterapeuta specializzata in età evolutiva, uno spazio pensato per aiutare i genitori a mettere a fuoco ciò che sta succedendo e orientarsi con maggiore chiarezza.
    Questo incontro serve per capire se è sufficiente uno sguardo diverso, qualche chiave di lettura in più, oppure se c’è bisogno di approfondire.

    È uno spazio di ascolto, di orientamento, di comprensione per potersi fermare e dare ordine ai pensieri.


    Spesso basta questo per rimettere in ordine i pezzi del puzzle, altre volte invece questo è il primo passo di un percorso più strutturato, che verrà costruito insieme, solo se e quando necessario.
    Se senti che qualcosa ti affatica, anche senza sapere bene cosa, puoi prenderti questo momento.
    Scrivici ad info@dimandacow.com per avere maggiori informazioni o per prenotare il tuo colloquio gratuito.

  • Quali scarpe per i primi passi

    Quali scarpe per i primi passi

    Quando un bambino inizia a camminare, una delle domande più frequenti riguarda le scarpe. Devono sostenere la caviglia? Devono essere rigide oppure morbide?

    Per anni si è pensato che una scarpa strutturata aiutasse il bambino a muoversi meglio, ma oggi le indicazioni in ambito pediatrico e ortopedico vanno in un’altra direzione: il piede va lasciato lavorare il più possibile, assecondando il fisiologico sviluppo.
    Nei primi anni di vita il piede è ancora in formazione, ma soprattutto è uno strumento sensoriale molto attivo. Attraverso la pianta del piede il bambino raccoglie continuamente informazioni sul terreno, sull’equilibrio e sulla posizione del corpo nello spazio; indicazioni preziose che vengono elaborate dal cervello permettendo di costruire coordinazione, stabilità e sicurezza nel movimento. Il piede dunque non è solo un punto di appoggio, ma un organo sensoriale estremamente preciso, capace di raccogliere dati sia dal punto di vista “meccanico” che “propriocettivo”.
    Per questo motivo, quando è possibile, stare scalzi è la condizione migliore. Camminare a piedi nudi permette al bambino di attivare i muscoli del piede, di percepire meglio il terreno e di sviluppare in modo più efficace equilibrio e coordinazione. Il bambino impara a muoversi perché sente e il corpo impara a reagire agli stimoli adattandosi in modo funzionale, non perché viene sostenuto.
    Le scarpe diventano necessarie quando il bambino si muove all’esterno, per proteggere il piede da superfici dure o pericolose. Non servono a insegnare a camminare né a correggere la postura in un bambino sano. Devono semplicemente accompagnare il movimento senza inter

    ferire.
    Negli anni ’80 e ’90 si è diffusa l’idea che tenere la caviglia rigida aiutasse e sostenesse il piede del bambino; una convinzione tramandata più per abitudine che su basi scientifiche, un po’ come quella che il freddo faccia ammalare. Proprio perché queste credenze sono dure a morire, capita ancora oggi di imbattersi in indicazioni che suggeriscono calze o scarpe rigide, nonostante le conoscenze attuali vadano in un’altra direzione.
    In realtà la caviglia è una struttura che ha bisogno di muoversi liberamente per permettere al corpo di adattarsi e trovare equilibrio. Bloccarla riduce le possibilità di apprendimento motorio. Un bambino impara a camminare sperimentando piccoli squilibri e trovando da solo il modo di recuperarli.
    Una scarpa adatta ai primi passi dovrebbe quindi essere flessibile, leggera e lasciare spazio alle dita. Non deve avere strutture rigide o correttive e deve permettere al piede di percepire il più possibile il terreno. Anche il tallone può essere leggermente contenuto, ma senza rigidità. L’obiettivo è che la scarpa si avvicini il più possibile alla sensazione del piede nudo.
    Il ruolo della scarpa non è quello di correggere il piede, ma di creare le condizioni perché possa svilupparsi in modo naturale.
    L’adulto, dal canto suo, è bene che lasci spazio al movimento, offra esperienze diverse e scelga strumenti che non ostacolino il processo.
    Quando possibile, piedi nudi. Quando servono le scarpe leggere, flessibili e rispettose del movimento; più simili a calze che scarpe strutturate da adulto. È così che si costruiscono basi solide per tutto lo sviluppo motorio.

  • Che cos’è la Psicomotricità Funzionale

    Che cos’è la Psicomotricità Funzionale

    La Psicomotricità Funzionale è un approccio che mette al centro il corpo del bambino come strumento principale di crescita.

    Non si tratta solo di movimento, ma di come il bambino utilizza il proprio corpo per conoscere il mondo, organizzarsi, entrare in relazione e costruire competenze sempre più complesse.
    Sempre più famiglie si avvicinano a questo tipo di proposta perché risponde in modo concreto a bisogni molto diversi tra loro.

    Cosa significa “funzionale”
    Quando parliamo di psicomotricità funzionale, ci riferiamo a un lavoro che aiuta il bambino a sviluppare funzioni fondamentali: equilibrio, coordinazione, organizzazione dello spazio, regolazione del tono corporeo, capacità di pianificare un’azione.

    Sono competenze che stanno alla base di tutto. Prima ancora di parlare bene, scrivere, stare seduti a scuola o gestire le emozioni, il bambino ha bisogno di sentirsi stabile nel proprio corpo.

    Perché è utile nello sviluppo
    La psicomotricità funzionale può essere proposta in diversi momenti della crescita, anche molto diversi tra loro.
    Nei bambini piccoli sostiene lo sviluppo motorio e la scoperta del corpo. Aiuta a sperimentare movimenti, a prendere sicurezza e a costruire le prime autonomie.
    Nei bambini della scuola dell’infanzia accompagna l’organizzazione dello spazio e del gesto. Qui iniziano a vedersi collegamenti con il linguaggio, con l’attenzione e con la capacità di stare nel gruppo.

    Nella scuola primaria diventa un supporto importante anche per gli apprendimenti. Un corpo più organizzato facilita la concentrazione, la scrittura, la gestione del tempo e delle richieste scolastiche.

    In alcuni casi è utile quando emergono difficoltà più specifiche: bambini goffi, poco coordinati, che faticano a stare seduti, che si distraggono facilmente o che sembrano sempre “in movimento”.

    Non è necessario aspettare una diagnosi per iniziare, anzi spesso un lavoro precoce aiuta a prevenire fatiche più strutturate.

    Corpo, emozioni e relazione
    Un aspetto spesso sottovalutato è il legame tra corpo ed emozioni. Il bambino non separa mai queste due dimensioni.
    Attraverso il movimento può scaricare tensioni, trovare un ritmo, sentirsi più sicuro. Questo ha un impatto diretto anche sul comportamento e sulla relazione con gli altri.

    In uno spazio strutturato, con materiali semplici come tappeti, oggetti morbidi, palline e libri, il bambino sperimenta, prova, si mette alla prova. E in questo processo costruisce fiducia.

    Quando proporla
    Non serve aspettare che “ci sia qualcosa che non va”. La psicomotricità Funzionale è utile anche come proposta preventiva ed educativa.
    Può essere un’opportunità per accompagnare la crescita in modo armonico, soprattutto in un periodo in cui i bambini si muovono meno, passano più tempo seduti e fanno meno esperienze corporee libere.

    Ogni percorso nasce da lì: dall’osservazione e dall’ascolto.

    Se vivete a Mantova o nei comuni limitrofi come Porto Mantovano, Curtatone, San Giorgio Bigarello, Borgo Virgilio, Castelbelforte o Roncoferraro, può essere molto utile confrontarsi con professionisti che sappiano osservare il vostro bambino o la vostra bambina nella sua globalità.

    Vi invitiamo a venire a trovarci presso la nostra sede a Frassino-Mantova presso R84 Multifactory e vi offriamo gratuitamente un colloquio iniziale con una nostra psicologa che vi aiuterà a scegliere il percorso, il laboratorio o il professionista idoneo per la vostra famiglia in questo momento.

    Contattatateci ora per fissare un incontro: info@dimandacow.com

  • Come proteggere proprio figlio dal pericolo

    Come proteggere proprio figlio dal pericolo

    Quando una mamma si chiede come proteggere il proprio bambino senza trasmettergli paura del mondo, sta toccando un aspetto molto profondo dello sviluppo: il modo in cui il cervello costruisce il senso di sicurezza.

    Nei primi anni di vita il sistema nervoso non è ancora maturo.

    Le aree che rilevano il pericolo, come l’amigdala, si attivano molto rapidamente, mentre quelle che aiutano a regolare le emozioni maturano più lentamente. Questo significa che il bambino può provare paura intensa senza avere ancora gli strumenti per comprenderla e gestirla.

    È proprio qui che la relazione con l’adulto diventa fondamentale. Gli studi sull’attaccamento, a partire da John Bowlby, mostrano che il bambino sviluppa sicurezza quando può contare su una presenza stabile, prevedibile e capace di accoglierlo. Questa esperienza costruisce una base interna da cui poi può esplorare il mondo.

    Dal punto di vista neurofisiologico, il sistema nervoso del bambino si regola attraverso quello dell’adulto.

    La teoria polivagale di Stephen Porges evidenzia come il bambino percepisca sicurezza o pericolo non solo da ciò che accade, ma dallo stato dell’adulto che ha accanto. Un adulto calmo e presente comunica al sistema nervoso del bambino che la situazione è gestibile.

    Per questo motivo, quando si parla di pericoli, non è necessario trasmettere un’immagine allarmante del mondo. Il cervello del bambino non ha bisogno di accumulare informazioni minacciose per imparare a proteggersi. Ha bisogno, piuttosto, di fare esperienze in cui il limite viene riconosciuto e accompagnato.

    Dire “questa cosa è pericolosa, ti aiuto io” offre al bambino due elementi fondamentali: il riconoscimento del rischio e la presenza di un adulto che lo sostiene. In questo modo il pericolo non diventa qualcosa di travolgente, ma qualcosa che può essere compreso.

    Quando invece il messaggio implicito diventa “il mondo è pericoloso”, il sistema nervoso può entrare in uno stato di allerta più costante. Questo rende più difficile distinguere tra situazioni realmente rischiose e situazioni semplicemente nuove.

    Cari genitori, se c’è qualcosa che vi fa molta paura, magari legato ad una vostra esperienza traumatica, piuttosto accettate la cosa e fate gestire quella determinata situazione all’altro genitore.

    La sicurezza non nasce quindi dall’assenza di pericoli, ma dalla qualità delle esperienze che il bambino vive insieme agli adulti. È attraverso queste esperienze che impara, nel tempo, a riconoscere i segnali, a fidarsi e a regolarsi.

    È proprio su questo tipo di sguardo che si basa il lavoro dei professionisti che operano all’interno degli spazi Dimanda Cow: non protocolli standard, ma una lettura attenta del bambino e della relazione, per accompagnarlo a costruire una sicurezza autentica e duratura.

  • Come nasce Dimanda e il progetto Dimanda COW

    Come nasce Dimanda e il progetto Dimanda COW

    DimandaCOW nasce da un’intuizione semplice ma potente:

    creare uno spazio in cui professionisti diversi possano lavorare insieme, non come singoli studi isolati, ma come una rete viva, capace di ascoltare davvero i bisogni delle famiglie.

    Fin dall’inizio, l’idea non è mai stata quella di costruire un centro medico tradizionale. Dimanda non ha una direzione sanitaria e non si definisce come struttura sanitaria in senso classico. È piuttosto un’equipe di liberi professionisti che scelgono di lavorare in modo condiviso, mantenendo la propria autonomia ma costruendo un pensiero comune.

    Al centro c’è il lavoro di rete: confronto costante, intervisioni, momenti di formazione reciproca, scambio continuo tra competenze diverse. Questo permette di offrire alle famiglie uno sguardo più ampio, integrato, realmente centrato sulla persona.

    Un passaggio fondamentale nella crescita di Dimanda è stato l’incontro con la realtà della multifactory “Infatti9” di Biassono, uno spazio orientato all’innovazione sociale, alla ricerca e ai modelli di economia collaborativa. Qui Dimanda ha trovato non solo una sede, ma un contesto culturale affine, capace di accogliere e nutrire il progetto.

    All’interno di questo ecosistema è nata la collaborazione con Osun Wes, realtà che lavora su modelli organizzativi orizzontali, basati sulla condivisione, sulla responsabilità e leadership diffusa e su una gestione non gerarchica.

    Dall’incontro tra queste due esperienze è nato il progetto Dimanda COW

    Dimanda porta la propria esperienza concreta: la capacità di creare una rete efficace tra professionisti, mantenendo un equilibrio tra autonomia individuale e lavoro condiviso. Osun Wes porta una riflessione sui modelli organizzativi, offrendo strumenti per strutturare sistemi orizzontali replicabili.

    Dimanda Cow nasce proprio da qui: dal desiderio di capire quali sono le condizioni che rendono possibile questo tipo di funzionamento e, soprattutto, come renderlo replicabile anche in altri territori.

    Non si tratta semplicemente di aprire nuove sedi, ma di trasferire un modello. Un modello fatto di relazioni, fiducia, formazione continua e confronto tra pari. Un modello in cui i professionisti non lavorano uno accanto all’altro, ma insieme.

    L’obiettivo è permettere la nascita di nuove realtà DimandaCOW anche lontane dalla sede originaria, mantenendo però la stessa identità e lo stesso modo di lavorare.

    In questa prospettiva, Dimanda Cow rappresenta il primo passo verso un’idea più ampia: costruire una rete diffusa di spazi professionali autonomi, connessi tra loro da valori condivisi e da un metodo di lavoro comune.

    Una rete capace di crescere senza perdere la propria essenza.