Categoria: prima infanzia

  • Come far giocare da solo un bambino di 12-18 mesi

    Come far giocare da solo un bambino di 12-18 mesi

    Tra i 12 e i 18 mesi succede un passaggio importante nella crescita di un bambino: non si limita più a esplorare, ma inizia a comprendere che cosa fa.

    Ripete, prova, osserva il risultato e piano piano costruisce le sue prime piccole strategie.
    È proprio per questo che la stanza in cui passa le sue giornate non deve essere piena di giochi, ma pensata. Non serve tanto. Serve ciò che funziona.
    La cosa più importante non è il gioco, ma lo spazio.

    Serve un tappeto morbido, ampio, stabile, dove il bambino possa muoversi liberamente. A questa età il movimento è ancora il canale principale di apprendimento: salire, scendere, spostare, portare, lasciare. Una stanza troppo piena limita, mentre uno spazio eccessivamente vuoto rischia di non incuriosire disincentivando l’esplorazione.

    Special tip: quando siete ospiti in case o uffici altrui, provate a ricreare uno spazio gioco dedicato, leggermente separato dalla postazione in cui vi trovate. Che siate impegnati a scrivere un’email o a conversare con un’amica, l’obiettivo è dare autonomia al bambino.

    Selezionate alcuni oggetti sicuri e interessanti presenti nella stanza e posizionateli a qualche metro di distanza: quello diventerà il “suo” angolo delle esplorazioni. Se il bambino tende a tornare continuamente da voi, create un vero e proprio “percorso di invito”: disponete tre o quattro oggetti in fila che lo conducano gradualmente verso lo spazio gioco, stimolando la sua curiosità un passo alla volta.


    A 12–18 mesi i giochi migliori sono quelli che richiedono un’azione attiva del bambino. Gli incastri semplici e i puzzle con pochi pezzi aiutano a sviluppare coordinazione e logica. Devono essere chiari, leggibili, con forme semplici; in questo modo sosteniamo il bambino nel senso di autoefficacia.
    Le costruzioni sono un MUST HAVE Fare e disfare torri è un lavoro cognitivo importantissimo: il bambino scopre la relazione tra azione e risultato e inizia a prevedere cosa succederà.
    I giochi da infilare o impilare richiedono attenzione, precisione, fallimenti e tentativi con buon esito sulla tolleranza alla frustrazione.
    Inizia a comparire anche il gioco simbolico. Non serve una cucina strutturata: bastano pochi oggetti, una tazza, un cucchiaio, un pezzo di frutta in legno. Il bambino osserva e imita, costruendo i primi significati legati alla quotidianità.


    Accanto ai giochi sono importanti degli oggetti veri. Un cucchiaio, un contenitore, un coperchio. Il cosiddetto cestino dei tesori continua ad avere un valore enorme, perché offre esperienze sensoriali e funzionali reali, molto più ricche di tanti giochi strutturati.
    Il materiale fa la differenza. Il legno restituisce peso, consistenza, realtà. Il metallo, la stoffa, la gomma naturale offrono sensazioni diverse e arricchiscono l’esperienza. La plastica non è da escludere, ma spesso è troppo leggera e meno interessante dal punto di vista sensoriale. Il criterio nella scelta degli oggetti è offrire varietà e autenticità.


    L’organizzazione dello spazio è centrale. Il bambino deve poter vedere e scegliere in autonomia. Se tutto è ammucchiato, non sceglie davvero: prende a caso o si disorganizza. Un suggerimento utile è avere un mobile basso diviso in ripiani e riporre i giochi a disposizione del bambino ordinatamente in modo che lui possa prenderli in autonomia.
    Le librerie frontali, dove i libri sono visibili in copertina, invitano spontaneamente alla lettura perché rendono accessibile ciò che altrimenti resterebbe nascosto. Le ceste basse funzionano bene per contenere oggetti simili, soprattutto per le costruzioni o per il cestino dei tesori, ma devono essere poche e ordinate. Le scatole trasparenti aiutano a vedere cosa c’è dentro senza dover svuotare tutto e sono molto utili per tenere da parte ciò che non è in uso.
    Uno strumento importante nell’organizzazione degli spazi per bambini è la rotazione dei giochi. Tenere a disposizione quattro o cinque proposte alla volta è più che sufficiente. Il resto può essere riposto e riproposto dopo una settimana o dieci giorni. Quando un gioco ritorna, viene percepito come nuovo. Il bambino lo guarda con occhi diversi e lo utilizza in modo più ricco. questo permette anche di tenere la stanza ordinata e di permettere al bambino di godere appieno di tutto ciò che è stato comprato e pensato per lui.
    In conclusione una buona cameretta per un bambino tra i 12 e i 18 mesi non è piena. È pensata. Offre spazio per muoversi, pochi giochi scelti con cura, materiali che restituiscono esperienza e un’organizzazione che permette di vedere, scegliere e tornare.
    Non è la quantità di giochi a stimolare. È la qualità delle occasioni. E soprattutto è la presenza dell’adulto che osserva, accompagna e dà significato a ciò che accade.

  • Quali scarpe per i primi passi

    Quali scarpe per i primi passi

    Quando un bambino inizia a camminare, una delle domande più frequenti riguarda le scarpe. Devono sostenere la caviglia? Devono essere rigide oppure morbide?

    Per anni si è pensato che una scarpa strutturata aiutasse il bambino a muoversi meglio, ma oggi le indicazioni in ambito pediatrico e ortopedico vanno in un’altra direzione: il piede va lasciato lavorare il più possibile, assecondando il fisiologico sviluppo.
    Nei primi anni di vita il piede è ancora in formazione, ma soprattutto è uno strumento sensoriale molto attivo. Attraverso la pianta del piede il bambino raccoglie continuamente informazioni sul terreno, sull’equilibrio e sulla posizione del corpo nello spazio; indicazioni preziose che vengono elaborate dal cervello permettendo di costruire coordinazione, stabilità e sicurezza nel movimento. Il piede dunque non è solo un punto di appoggio, ma un organo sensoriale estremamente preciso, capace di raccogliere dati sia dal punto di vista “meccanico” che “propriocettivo”.
    Per questo motivo, quando è possibile, stare scalzi è la condizione migliore. Camminare a piedi nudi permette al bambino di attivare i muscoli del piede, di percepire meglio il terreno e di sviluppare in modo più efficace equilibrio e coordinazione. Il bambino impara a muoversi perché sente e il corpo impara a reagire agli stimoli adattandosi in modo funzionale, non perché viene sostenuto.
    Le scarpe diventano necessarie quando il bambino si muove all’esterno, per proteggere il piede da superfici dure o pericolose. Non servono a insegnare a camminare né a correggere la postura in un bambino sano. Devono semplicemente accompagnare il movimento senza inter

    ferire.
    Negli anni ’80 e ’90 si è diffusa l’idea che tenere la caviglia rigida aiutasse e sostenesse il piede del bambino; una convinzione tramandata più per abitudine che su basi scientifiche, un po’ come quella che il freddo faccia ammalare. Proprio perché queste credenze sono dure a morire, capita ancora oggi di imbattersi in indicazioni che suggeriscono calze o scarpe rigide, nonostante le conoscenze attuali vadano in un’altra direzione.
    In realtà la caviglia è una struttura che ha bisogno di muoversi liberamente per permettere al corpo di adattarsi e trovare equilibrio. Bloccarla riduce le possibilità di apprendimento motorio. Un bambino impara a camminare sperimentando piccoli squilibri e trovando da solo il modo di recuperarli.
    Una scarpa adatta ai primi passi dovrebbe quindi essere flessibile, leggera e lasciare spazio alle dita. Non deve avere strutture rigide o correttive e deve permettere al piede di percepire il più possibile il terreno. Anche il tallone può essere leggermente contenuto, ma senza rigidità. L’obiettivo è che la scarpa si avvicini il più possibile alla sensazione del piede nudo.
    Il ruolo della scarpa non è quello di correggere il piede, ma di creare le condizioni perché possa svilupparsi in modo naturale.
    L’adulto, dal canto suo, è bene che lasci spazio al movimento, offra esperienze diverse e scelga strumenti che non ostacolino il processo.
    Quando possibile, piedi nudi. Quando servono le scarpe leggere, flessibili e rispettose del movimento; più simili a calze che scarpe strutturate da adulto. È così che si costruiscono basi solide per tutto lo sviluppo motorio.