Quando un bambino inizia a camminare, una delle domande più frequenti riguarda le scarpe. Devono sostenere la caviglia? Devono essere rigide oppure morbide?
Per anni si è pensato che una scarpa strutturata aiutasse il bambino a muoversi meglio, ma oggi le indicazioni in ambito pediatrico e ortopedico vanno in un’altra direzione: il piede va lasciato lavorare il più possibile, assecondando il fisiologico sviluppo.
Nei primi anni di vita il piede è ancora in formazione, ma soprattutto è uno strumento sensoriale molto attivo. Attraverso la pianta del piede il bambino raccoglie continuamente informazioni sul terreno, sull’equilibrio e sulla posizione del corpo nello spazio; indicazioni preziose che vengono elaborate dal cervello permettendo di costruire coordinazione, stabilità e sicurezza nel movimento. Il piede dunque non è solo un punto di appoggio, ma un organo sensoriale estremamente preciso, capace di raccogliere dati sia dal punto di vista “meccanico” che “propriocettivo”.
Per questo motivo, quando è possibile, stare scalzi è la condizione migliore. Camminare a piedi nudi permette al bambino di attivare i muscoli del piede, di percepire meglio il terreno e di sviluppare in modo più efficace equilibrio e coordinazione. Il bambino impara a muoversi perché sente e il corpo impara a reagire agli stimoli adattandosi in modo funzionale, non perché viene sostenuto.
Le scarpe diventano necessarie quando il bambino si muove all’esterno, per proteggere il piede da superfici dure o pericolose. Non servono a insegnare a camminare né a correggere la postura in un bambino sano. Devono semplicemente accompagnare il movimento senza inter
ferire.
Negli anni ’80 e ’90 si è diffusa l’idea che tenere la caviglia rigida aiutasse e sostenesse il piede del bambino; una convinzione tramandata più per abitudine che su basi scientifiche, un po’ come quella che il freddo faccia ammalare. Proprio perché queste credenze sono dure a morire, capita ancora oggi di imbattersi in indicazioni che suggeriscono calze o scarpe rigide, nonostante le conoscenze attuali vadano in un’altra direzione.
In realtà la caviglia è una struttura che ha bisogno di muoversi liberamente per permettere al corpo di adattarsi e trovare equilibrio. Bloccarla riduce le possibilità di apprendimento motorio. Un bambino impara a camminare sperimentando piccoli squilibri e trovando da solo il modo di recuperarli.
Una scarpa adatta ai primi passi dovrebbe quindi essere flessibile, leggera e lasciare spazio alle dita. Non deve avere strutture rigide o correttive e deve permettere al piede di percepire il più possibile il terreno. Anche il tallone può essere leggermente contenuto, ma senza rigidità. L’obiettivo è che la scarpa si avvicini il più possibile alla sensazione del piede nudo.
Il ruolo della scarpa non è quello di correggere il piede, ma di creare le condizioni perché possa svilupparsi in modo naturale.
L’adulto, dal canto suo, è bene che lasci spazio al movimento, offra esperienze diverse e scelga strumenti che non ostacolino il processo.
Quando possibile, piedi nudi. Quando servono le scarpe leggere, flessibili e rispettose del movimento; più simili a calze che scarpe strutturate da adulto. È così che si costruiscono basi solide per tutto lo sviluppo motorio.

